CHIARA MIGLIETTA

UN IMMERSIONE NEL MONDO INESAURIBILE DEL FANTASTICO

“Dal fuoco rinasce”, opera di Giovanni Boffa eseguita nel 1973, vede la sua prima esposizione in occasione dell’inaugurazione del rinato Teatro Regio di Torino, ricostruito a seguito di un grave incendio che nel 1936 lo distrusse completamente.

L’immagine figurativa d’intenso colore verde/cyan, che si genera da un’enorme fiamma rosso rubino chiusa a mandorla, come avvolta in una vulva, va a svincolarsi verso un infinito azzurro oltremare.

Non a caso l’artista ricerca le varie sfumature dei rossi (simbolo d’amore, ma anche della passione per Cristo) e dei verdi (simbolo di crescita quello più chiaro e di rinascita quello più scuro).

La figura centrale, con ritmo sensuale, pervade l’intera opera sino ad abbracciare il cosmo in una apertura alare bruciata dal fuoco del tempo, tempo dell’eterno ritorno del mondo classico greco.

In filosofia il “Cosmo che soggetto a distruzione ciclica dal fuoco, rinasce com’era prima della distruzione stessa” viene posto come punto di partenza per il calcolo delle stagioni.

Con questa creazione Boffa riuscì ad essere spettatore simbolico dell’evento tragico del 1936, divenendo successivamente principale interprete del ciclico periodo di ricostruzione.

Opera di transizione, "Dal fuoco rinasce", si inserisce a cavallo tra le prime esperienze, la conoscenza dell’immagine surreale di un mondo sommerso e “la ricerca continua di una forza mistica e fisica, universale, e personale… di trasformazione tra natura e cultura nella costante fusione tra forma naturale e forma artificiale”, come suggerisce con straordinaria pregnanza poetica Enrica Torelli Landini.

Il maestro opera la sua personalissima ricerca coi colori brillanti e pastosi, con i tratti nervosi del suo primo periodo, con i contrasti chiaroscurali, e con una luce quasi caravaggesca che penetra l’intera opera e ne determina gli spazi. Questi importanti componenti vanno mutando col passare del tempo. La tradizionale e raffinata stesura ad olio magistralmente eseguita in questo caso, cede il posto a nuove tecniche sperimentali.

Un "tuffo inverso" dal cuore del mondo agli abissi profondi dell’anima, un'immersione nel fondo irrequieto e inesauribile del fantastico.

L’artista che da sempre rifiuta ogni legame con stabilità, coerenza e conformismo esprime il suo essere nelle sue opere in un senso di religiosità che viene vissuto come liberazione dell’animo dalla realtà terrena e dalle passioni. L’acquisizione di una realtà spirituale lo conduce ad un senso di disagio e di smarrimento nei confronti dell’adattamento acritico terreno.

Quest’opera riassume in se il passato e il futuro del curriculum artistico di Boffa, raccoglie impressioni liberamente ispirate alla natura, improvvisazioni nutrite grazie alle impressioni stesse e  composizioni, concretizzate dalle precedenti esperienze artistiche, grazie anche all’esperienza con Casorati.

Si afferma così una continuità logica tra figurazione e astrazione, alla ricerca continua del dramma pittorico caratterizzato dalla mimesi, senza rinunciare alla giusta orchestrazione del colore.

 

BIBLIOGRAFIA

Claudio Di Scalzo,L’avventura dell’artista che dai quadri si fece dipingere come personaggio.

Elisa Bonannini, Ipotesi di vita.

Anna Maria Rossi, Racconto Bio- Bibliografico per Giovanni Boffa.

Giovanna Barbero, http://www.italiaimballaggio.it

Alberto Restivo, L’intuizione del tempo nella storia greca e nel mondo cristiano.

Giovanni Boffa, Cronistoria della mia vita scritta da me medesimo